Conformité CBAM avec SAP pour les fabricants et importateurs français

Il CBAM introduce nuovi requisiti per dati di importazione, fornitori, emissioni e dati finanziari. Scopri come i produttori italiani possono preparare i propri ambienti SAP.

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) è entrato nella fase definitiva il 1° gennaio 2026. Per i produttori italiani che importano da Paesi extra-UE merci rientranti nel campo di applicazione del CBAM, il cambiamento va ben oltre un ulteriore obbligo di rendicontazione in materia di sostenibilità.

Il CBAM mette in relazione informazioni che molte aziende hanno tradizionalmente gestito separatamente. I dati doganali determinano quali importazioni rientrano nel campo di applicazione; la funzione Acquisti identifica il fornitore e la transazione commerciale; i dati sulle emissioni possono dover provenire da un impianto di produzione situato al di fuori dell'UE e la funzione Finance deve avere visibilità sulla conseguente esposizione legata ai certificati. Il CBAM rappresenta quindi sia una sfida normativa sia una questione di governance e integrazione dei dati aziendali. Il meccanismo copre attualmente determinate merci nei settori del ferro e dell'acciaio, dell'alluminio, del cemento, dei fertilizzanti, dell'idrogeno e dell'energia elettrica. L'esposizione dipende quindi da ciò che entra nell'UE, dalla classificazione delle merci, dalla loro provenienza e dal metodo utilizzato per determinarne le emissioni incorporate.

La Commissione europea pubblica l'ambito di applicazione aggiornato e le indicazioni operative relative al regime definitivo sul proprio portale CBAM. Per le aziende che utilizzano SAP, la preparazione parte quindi da una domanda concreta: è possibile risalire da una merce importata alla relativa transazione doganale, ai dati ERP e al rapporto con il fornitore, collegandola poi alle informazioni sulle emissioni e ai dati finanziari necessari per il CBAM?

Perché il CBAM sta diventando una priorità strategica per i produttori italiani

Il CBAM si applica alle importazioni nell'UE. Un'azienda italiana non è quindi soggetta al meccanismo semplicemente perché produce in Italia acciaio, alluminio o un altro prodotto interessato. L'esposizione nasce quando merci rientranti nel campo di applicazione entrano nell'UE da un Paese terzo, rendendo particolarmente importante la struttura della supply chain.

Questa distinzione è rilevante per i produttori i cui prodotti finiti possono essere europei, ma la cui produzione dipende da materie prime, semilavorati o componenti importati. Un laminatoio che utilizza bramme importate è un esempio evidente, ma la stessa situazione può verificarsi anche quando alluminio, fertilizzanti, cemento o altri input interessati entrano in una supply chain italiana.

Le norme CBAM semplificate hanno introdotto una soglia annua cumulativa unica di 50 tonnellate, calcolata sulla massa netta delle merci importate nei settori del ferro e dell'acciaio, dell'alluminio, del cemento e dei fertilizzanti. Se l'importatore supera tale soglia nel corso dell'anno civile, gli obblighi CBAM si applicano a tutte le importazioni interessate in questi settori per l'intero anno. Tra gli obblighi rientrano l'ottenimento dello status di dichiarante CBAM autorizzato, la presentazione della dichiarazione CBAM annuale e l'acquisto e la restituzione dei relativi certificati. Energia elettrica e idrogeno non rientrano in questa esenzione basata sulla massa.

La prima dichiarazione annuale relativa alle importazioni del 2026 dovrà essere presentata entro il 30 settembre 2027 in base alle norme modificate, le cui modifiche legislative sono definite nel Regolamento (UE) 2025/2083. Questa tempistica crea un disallineamento temporale tra l'attività di importazione che genera l'esposizione CBAM e il successivo regolamento finanziario dell'obbligo relativo ai certificati. Le aziende devono quindi disporre, nel corso dell'anno, di una visibilità sufficiente per comprendere come le decisioni di sourcing correnti influiranno sui costi futuri.

Per alcune aziende italiane, questo aspetto sta già incidendo sul confronto con i fornitori. Laminatoi e acquirenti italiani di acciaio hanno espresso preoccupazioni per l'impatto economico dei valori predefiniti delle emissioni CBAM e per la necessità di ottenere dati verificati sulle emissioni effettive dei produttori extra-UE. La differenza tra le emissioni effettive di un fornitore e il valore predefinito applicabile può influire sulla convenienza economica di una decisione di sourcing, non solo sulla rendicontazione finale di conformità. EUROMETAL ha riportato queste preoccupazioni tra gli operatori italiani, indicando la verifica delle emissioni effettive come una priorità per il 2026.

Le aziende italiane devono inoltre tenere conto del livello amministrativo nazionale che si affianca al quadro normativo dell'UE. Il Comitato ETS è l'autorità nazionale competente per il CBAM in Italia, con le relative funzioni attribuite alla Sezione 2, mentre l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblica istruzioni doganali e aggiornamenti operativi destinati agli importatori.

Quali dati servono alle aziende per la rendicontazione CBAM

La maggior parte dei produttori dispone già di una parte significativa dei dati aziendali necessari per il CBAM. Spesso manca però un collegamento affidabile tra i singoli record. Si consideri, ad esempio, un prodotto siderurgico importato. SAP S/4HANA può contenere l'ordine di acquisto, il fornitore, il materiale, la quantità, lo stabilimento, l'entrata merci e il documento contabile, mentre un'applicazione doganale o di Trade Compliance può contenere il codice NC, il Paese di origine, la dichiarazione doganale e altri attributi specifici dell'importazione.

Il fornitore può trasmettere separatamente le informazioni sulle emissioni, mentre i dati relativi all'impianto di produzione possono arrivare attraverso un altro file o portale. Le evidenze di verifica costituiscono un ulteriore record che deve rimanere associato ai valori di emissione corretti. Prima che sia possibile eseguire un calcolo CBAM, la catena dei dati può quindi attraversare diversi sistemi.

Informazione CBAM

Probabile fonte aziendale

Ruolo nel processo CBAM

Prodotto o materiale importato

SAP S/4HANA o altro ERP

Collega i dati CBAM alla transazione aziendale sottostante

Codice NC

Sistema doganale o di Trade Compliance

Determina se la merce importata rientra nel campo di applicazione del CBAM

Quantità importata

Acquisti, logistica e dati doganali

Fornisce il volume di importazione rilevante

Paese di origine

Dati di acquisto e doganali

Supporta il trattamento CBAM delle merci importate

Fornitore

Business Partner o anagrafica fornitori

Identifica la controparte commerciale

Impianto di produzione

Informazioni del fornitore o dell'operatore

Collega le emissioni all'impianto in cui sono state prodotte le merci

Emissioni incorporate

Dati del fornitore/operatore o valori predefiniti applicabili

Determina le emissioni associate alle merci importate

Evidenze di verifica

Documentazione del verificatore e documentazione CBAM

Supporta l'utilizzo delle emissioni effettive

Prezzo del carbonio pagato nel Paese di origine

Fornitore e documentazione di supporto

Può influire sul numero di certificati infine richiesti

Passività CBAM e disponibilità di certificati

Processi Finance e di Carbon Accounting

Supporta valutazione, accantonamenti, pianificazione e riconciliazione

Quando le aziende utilizzano emissioni effettive ai fini del CBAM, i dati devono rispettare la metodologia applicabile ed essere sottoposti a verifica indipendente secondo il quadro CBAM. Le linee guida della Commissione sulla verifica CBAM descrivono il ruolo dei verificatori accreditati e il processo di verifica delle emissioni degli impianti.

La principale domanda di implementazione non riguarda quindi la semplice presenza dei dati all'interno dell'architettura IT aziendale. Bisogna piuttosto capire se i dati corretti relativi a importazioni, fornitori, impianti, emissioni e Finance possono essere collegati in modo sufficientemente coerente da supportare sia il calcolo sia le evidenze su cui esso si basa.

Come SAP supporta la conformità CBAM

Il ruolo di SAP nel CBAM diventa più chiaro quando gli obblighi normativi vengono distinti dai processi aziendali necessari per rispettarli. Il dichiarante CBAM autorizzato rimane responsabile dell'adempimento degli obblighi di legge, mentre le applicazioni SAP possono aiutare a organizzare, calcolare, riconciliare e governare i dati necessari per svolgere tali attività.

SAP S/4HANA fornisce gran parte dei dati transazionali e anagrafici relativi alle importazioni, mentre le applicazioni doganali o di Trade Compliance forniscono informazioni specifiche, come la classificazione NC e i dati delle dichiarazioni. SAP Sustainability Footprint Management gestisce i processi relativi alle emissioni e alla carbon footprint ed è in fase di estensione con funzionalità dedicate al CBAM. SAP Sustainability Data Exchange può supportare lo scambio dei dati sulle emissioni di carbonio con i fornitori. SAP Green Ledger introduce la dimensione finanziaria nell'architettura, mentre SAP Business Data Cloud e SAP Datasphere possono diventare rilevanti quando i dati CBAM devono essere governati in un'architettura applicativa più frammentata. Questi prodotti svolgono ruoli diversi e non dovrebbero essere presentati come un unico stack CBAM generico. I principali rischi di controllo emergono spesso nei passaggi tra sistemi diversi e tra i rispettivi responsabili dei dati.

Il ruolo di SAP S/4HANA nei dati CBAM

Per le aziende che utilizzano già SAP S/4HANA, la preparazione al CBAM dovrebbe sfruttare lo storico delle transazioni e i dati anagrafici già disponibili nel sistema. A seconda dell'implementazione, ciò può includere record di fornitori e Business Partner, materiali, ordini di acquisto, quantità, movimenti merci, stabilimenti, strutture organizzative e registrazioni contabili. Questi record definiscono il contesto aziendale delle merci importate, ma da soli non risolvono il problema CBAM. Un ordine di acquisto non indica se il valore delle emissioni ricevuto dal fornitore è stato calcolato secondo la metodologia CBAM, così come un codice materiale non fornisce necessariamente la classificazione doganale utilizzata all'importazione.

I sistemi doganali e di Trade Compliance rimangono fondamentali quando codici NC, dichiarazioni doganali, dati di origine e altri record specifici delle importazioni vengono gestiti al di fuori di SAP S/4HANA. Il compito dell'implementazione consiste nel riconciliare questi dati con la transazione ERP sottostante, senza presupporre che un singolo sistema contenga l'intero dataset CBAM.

SAP Sustainability Footprint Management e il processo CBAM

SAP Sustainability Footprint Management supporta già il calcolo della carbon footprint di prodotto e aziendale utilizzando dati provenienti da SAP e da altre fonti. Può elaborare dati relativi alle attività operative, ai fattori di emissione e alle informazioni sulle emissioni di carbonio specifiche dei fornitori.

SAP sta estendendo il prodotto con funzionalità specifiche per il CBAM. L'azienda ha annunciato una soluzione per i dichiaranti che combina SAP Sustainability Footprint Management e SAP Green Ledger, con funzionalità CBAM dedicate di SAP Sustainability Footprint Management previste per ottobre 2026.

L'ambito annunciato comprende la centralizzazione dei dati rilevanti provenienti da ERP, Trade e fornitori, il calcolo delle emissioni incorporate e del fabbisogno di certificati, la stima dei costi CBAM, una dashboard CBAM e la generazione dei report richiesti dalle autorità dell'UE. SAP descrive l'architettura prevista nel proprio annuncio della soluzione CBAM per i dichiaranti. I materiali formativi SAP attualmente disponibili indicano ancora ottobre 2026 come data di rilascio delle funzionalità CBAM di SAP Sustainability Footprint Management, mentre l'integrazione diretta con SAP Global Trade Services, l'integrazione con SAP Sustainability Data Exchange e ulteriori funzionalità supportate dall'AI sono previste per fasi successive.

Per i team di implementazione che lavorano nell'ottobre 2026, le tempistiche di rilascio restano quindi rilevanti. Prima che un progetto definisca un'architettura specifica, è opportuno verificare la disponibilità effettiva nell'ambiente del cliente, le integrazioni supportate, i requisiti di licensing e l'ambito del rilascio sulla base della documentazione SAP più recente.

SAP Sustainability Data Exchange e i dati dei fornitori

Per molti produttori, la parte più complessa del processo si trova al di fuori del proprio ambiente SAP. Un'azienda può migliorare i dati anagrafici e le proprie integrazioni, ma continua a dipendere dai fornitori o produttori extra-UE per informazioni che non genera internamente. SAP Sustainability Data Exchange affronta in parte questo problema consentendo alle aziende di scambiare con i partner commerciali informazioni sulla carbon footprint di prodotto tramite approcci standardizzati come WBCSD PACT e Catena-X. Può inoltre integrarsi con SAP Sustainability Footprint Management, agevolando l'inclusione dei dati dei fornitori all'interno di un processo di sostenibilità più ampio.

In un programma CBAM, ciò può rendere più strutturata e scalabile la raccolta dei dati sulle emissioni dei fornitori. Tuttavia, ricevere una carbon footprint di prodotto non significa automaticamente disporre di un valore di emissioni effettive conforme al CBAM. L'azienda deve comunque sapere a quale impianto e a quale periodo produttivo si riferisce il valore, come è stato calcolato e se è disponibile la verifica richiesta dal CBAM. Questa distinzione dovrebbe rimanere esplicita nella progettazione del processo.

SAP Green Ledger integra la dimensione Finance

Il calcolo delle emissioni rappresenta solo una parte del regime CBAM definitivo. Le aziende devono anche gestire le conseguenze finanziarie degli obblighi relativi ai certificati, tra cui rilevazione delle passività, valutazione, disponibilità di certificati e riconciliazione.

SAP Green Ledger è rilevante in questo ambito perché supporta la contabilizzazione delle passività CBAM e un monitoraggio adatto ai processi e ai controlli Finance, mentre SAP continua ad ampliare le funzionalità di gestione dei certificati nell'ambito dell'evoluzione della soluzione CBAM. Per i produttori, ciò consente di integrare l'esposizione legata al carbonio nello stesso ambiente di controllo finanziario utilizzato per altre passività e relative registrazioni.

Secondo il Regolamento CBAM consolidato, dal 2027, i dichiaranti CBAM autorizzati dovranno inoltre mantenere un numero sufficiente di certificati CBAM durante tutto l'anno. Alla fine di ogni trimestre, il numero di certificati CBAM detenuti nel Registro CBAM dovrà corrispondere ad almeno il 50% delle emissioni incorporate nelle merci rilevanti importate dall'inizio dell'anno civile. Se nel corso dell'anno viene superata la soglia unica basata sulla massa, questo requisito dovrà essere rispettato entro la fine del trimestre successivo a quello in cui la soglia è stata superata. L'acquisto dei certificati inizierà nel febbraio 2027 e comprenderà anche i certificati relativi alle emissioni generate dalle importazioni del 2026.

Questo requisito rende il monitoraggio della disponibilità di certificati un controllo continuativo, anziché una semplice riconciliazione di fine anno. Le funzionalità SAP effettivamente disponibili per la gestione e la valutazione dei certificati detenuti dovranno comunque essere verificate rispetto alla release del cliente prima di finalizzare l'architettura di implementazione. Il collegamento con Finance può inoltre influenzare le decisioni di acquisto. Se due fornitori presentano condizioni commerciali simili ma emissioni incorporate sostanzialmente diverse, i costi CBAM attesi possono diventare un elemento rilevante nella valutazione del sourcing.

Il ruolo di SAP Business Data Cloud e SAP Datasphere

I grandi produttori operano raramente su un unico ambiente ERP uniforme. Fusioni e acquisizioni, sistemi SAP regionali, applicazioni legacy, software specialistici di Trade Compliance, piattaforme dei fornitori e fonti esterne di dati sulle emissioni possono distribuire le informazioni rilevanti per il CBAM su un'architettura applicativa frammentata.

SAP Business Data Cloud può supportare un'architettura dei dati governata a livello più ampio, mentre SAP Datasphere rimane rilevante per l'integrazione, la modellazione semantica e il consumo controllato dei dati. Queste tecnologie possono aiutare le aziende a integrare dati SAP e dati di terze parti supportati in un modello più coerente, rendendo disponibili dataset governati per le attività di analisi.

Non dovrebbero tuttavia essere presentate come applicazioni per la rendicontazione CBAM. Il loro ruolo emerge quando il CBAM evidenzia una problematica più ampia di governance e integrazione dei dati aziendali, ad esempio la necessità di riconciliare volumi di importazione presenti in un sistema con dati materiali presenti in un altro, informazioni sui fornitori provenienti da una piattaforma di rete e dati finanziari di SAP S/4HANA. Un livello dati governato può supportare questa analisi senza spostare il calcolo normativo vero e proprio all'interno di SAP Business Data Cloud. Approfondiamo l'architettura complessiva in SAP Business Data Cloud: cosa devono sapere le aziende italiane.

Sfide comuni nella preparazione degli ambienti SAP al CBAM

Le principali difficoltà legate al CBAM tendono a emergere nei punti di confine tra sistemi e team. I dati dei fornitori ne sono un esempio: la funzione Acquisti può conoscere la persona giuridica che ha venduto le merci, mentre il CBAM richiede informazioni sull'impianto che le ha prodotte. Le due entità non coincidono necessariamente. Il team Sustainability può disporre di un file sulle emissioni senza un collegamento a livello transazionale con il materiale importato, mentre il team Trade Compliance può conoscere il codice NC ma avere una visibilità limitata sulla documentazione relativa alle emissioni.

Il problema riguarda quindi meno la raccolta di record isolati e più la capacità di dimostrare in che modo tali record siano collegati tra loro. Ciò richiede responsabilità chiaramente definite per le mappature dei fornitori, i dati degli impianti, i record sulle emissioni e le relative evidenze di supporto.

Una seconda sfida riguarda i dati anagrafici. I gruppi merce ERP e le classificazioni doganali rispondono a esigenze diverse, quindi una singola categoria interna di materiali può includere prodotti associati a più codici NC. Anche la classificazione utilizzata in una dichiarazione doganale può essere gestita al di fuori di SAP S/4HANA. Le aziende devono definire un metodo condiviso per identificare le importazioni rilevanti ai fini CBAM, senza presupporre che la gerarchia ERP rifletta già il campo di applicazione doganale.

Gli ambienti legacy introducono un'ulteriore complessità. Un produttore italiano può utilizzare ancora SAP ERP insieme a SAP S/4HANA, applicazioni regionali, sistemi esterni di Trade Compliance o data warehouse, e la migrazione di tutto verso un'unica piattaforma può non essere né necessaria né realistica nell'ambito del progetto CBAM.

Ciò che conta è sapere quale fonte è autorevole e come verranno risolte le differenze tra i sistemi. Se i sistemi di acquisto e doganali mostrano quantità diverse, il modello operativo deve stabilire quale valore entra nel processo CBAM e chi è responsabile dell'analisi della discrepanza. La stessa logica vale per classificazioni, impianti dei fornitori, evidenze di verifica e correzioni. Questi aspetti possono sembrare procedurali, ma determinano se l'architettura tecnica funzionerà effettivamente in produzione.

Esiste inoltre una questione organizzativa, perché Sustainability, Acquisti, Trade Compliance, Finance e IT spesso operano secondo calendari differenti. I team Sustainability possono concentrarsi sulla completezza dei dati sulle emissioni, gli Acquisti stanno negoziando le forniture future, Finance necessita di una stima delle passività e i team doganali gestiscono le importazioni nel momento in cui avvengono.

Il CBAM avvicina inevitabilmente queste tempistiche. Un modello operativo efficace richiede date di cut-off concordate, percorsi di escalation per i dati mancanti dei fornitori, responsabilità chiaramente definite per le correzioni e un metodo per riconciliare l'esposizione al carbonio prevista con l'obbligo finale dichiarato. In assenza di questi elementi, l'automazione si limita a trasferire più rapidamente informazioni incoerenti. Il software può funzionare esattamente come previsto mentre il processo sottostante rimane inaffidabile.

Costruire una base dati di sostenibilità a lungo termine

Il lavoro necessario per il CBAM può produrre un effetto collaterale utile: costringe le aziende a decidere quali dati legati alla sostenibilità meritino lo stesso livello di governance applicato ai dati finanziari o di approvvigionamento. Questo può migliorare la qualità di altre iniziative relative alla sostenibilità e ai dati di prodotto, senza implicare che quadri normativi differenti utilizzino gli stessi calcoli.

Il valore riutilizzabile risiede soprattutto nei controlli sottostanti. Identità dei fornitori più chiare, classificazioni dei prodotti, data lineage, responsabilità relative ai sistemi sorgente, regole di validazione e conservazione delle evidenze possono supportare requisiti futuri anche quando la logica di calcolo cambia.

La rendicontazione di sostenibilità aziendale, la carbon footprint di prodotto, i requisiti del Digital Product Passport e il CBAM possono utilizzare parte degli stessi dati aziendali, pur applicando ambiti, definizioni e metodologie differenti. La base dati governata sottostante è più riutilizzabile rispetto al singolo calcolo di conformità.

Lo stesso principio si applica all'AI. Classificazione, mapping, rilevamento delle anomalie e casi d'uso analitici diventano più affidabili quando identità dei fornitori, strutture dei materiali, quantità e confini di calcolo sono coerenti.

Per i produttori che gestiscono più iniziative di sostenibilità, questo può influenzare le decisioni architetturali. Creare una pipeline dati separata per ogni nuovo requisito può funzionare inizialmente, ma nel tempo genera un ulteriore problema di riconciliazione. Un approccio più efficace consiste nell'identificare quali dati aziendali e di sostenibilità debbano diventare dati aziendali soggetti a una governance centralizzata, mantenendo separati i calcoli e i controlli specifici di ciascuna normativa. In questo modo è possibile ridurre le duplicazioni senza trattare requisiti normativi distinti come se fossero intercambiabili.

Come LeverX aiuta i produttori italiani a prepararsi al CBAM

Un progetto CBAM può partire da una scadenza di rendicontazione, ma l'implementazione coinvolge normalmente Acquisti, Trade, Finance, Sustainability ed Enterprise Architecture. LeverX può iniziare con un readiness assessment che comprende le importazioni rilevanti, i sistemi sorgente, la disponibilità dei dati dei fornitori, i processi relativi alle emissioni, i requisiti finanziari e le responsabilità attualmente definite.

Successivamente, il lavoro passa alla mappatura di dati e processi. L'obiettivo è identificare quali record rimangono in SAP S/4HANA, quali provengono da applicazioni doganali o di Trade Compliance, dove entrano nel processo i dati sulle emissioni dei fornitori e dove sono necessarie attività di riconciliazione o controlli aggiuntivi.

L'architettura della soluzione dovrebbe seguire questo modello. A seconda dell'ambiente e della release del cliente, l'implementazione può includere SAP Sustainability Footprint Management, SAP Sustainability Data Exchange, SAP Green Ledger, SAP Business Data Cloud, SAP Datasphere e i relativi sistemi sorgente SAP o non SAP. Il mix di prodotti dovrebbe essere determinato dai requisiti di processo e dati, non viceversa. Un'azienda con dati ERP e di Trade Compliance affidabili ma con processi deboli per la gestione delle emissioni dei fornitori avrà priorità di implementazione diverse da quelle di un'azienda con dati fornitori maturi e sistemi interni frammentati.

LeverX può inoltre contribuire a definire il modello operativo che supporta la tecnologia. Responsabilità sui dati, coordinamento con i fornitori, gestione delle eccezioni, revisioni dei calcoli, riconciliazione finanziaria, conservazione delle evidenze e change management devono essere assegnati a responsabili chiaramente identificati affinché il processo continui a funzionare anche oltre il primo ciclo di rendicontazione.

I test dovrebbero riflettere condizioni operative reali anziché utilizzare esclusivamente dati campione ideali. Un test utile consiste nel verificare cosa accade quando cambia un fornitore, manca l'impianto di produzione, viene corretta una classificazione doganale, le emissioni effettive arrivano dopo una stima iniziale oppure Finance ha già rilevato una passività sulla base di un valore precedente. Questi scenari mostrano se le integrazioni e i controlli sono sufficientemente robusti per l'utilizzo in produzione. Consentono inoltre di verificare se i team sanno chi è responsabile dell'azione successiva quando i dati non sono disponibili nei tempi o nelle modalità previste.

Come valutare la readiness CBAM dopo il primo ciclo di rendicontazione

La prima dichiarazione annuale attirerà inevitabilmente molta attenzione perché associata a una scadenza precisa. Il test più significativo arriverà però successivamente, quando l'azienda dovrà ripetere il processo senza ricostruirlo da zero.

Un processo CBAM maturo non dovrebbe dipendere da un'attività annuale volta a ricostruire l'anno precedente. Un'azienda può tecnicamente produrre una dichiarazione conforme e disporre comunque di un processo debole se i dati sottostanti devono essere assemblati manualmente a fine anno.

A quel punto, l'azienda dovrebbe già sapere quali importazioni rientrano nel campo di applicazione, dove mancano i dati sulle emissioni, quali fornitori utilizzano ancora valori predefiniti, come sta evolvendo la posizione prevista relativa ai certificati CBAM e quali record supporteranno la dichiarazione finale. Il livello di preparazione dipende dalla qualità del processo ricorrente, non soltanto dalla capacità di produrre infine una dichiarazione conforme.

Un'azienda con un perimetro delle importazioni chiaramente definito, un processo ripetibile per i dati dei fornitori, controlli di calcolo documentati, visibilità finanziaria e correzioni tracciabili si trova in una posizione più solida anche mentre singole norme o funzionalità SAP continuano a evolvere. La differenza dipende dalla quantità di attività già eseguite correttamente prima ancora dell'avvio della rendicontazione.

Per i produttori italiani, questa potrebbe rivelarsi la conseguenza più duratura del CBAM. I dati sul carbonio si avvicinano sempre più alle transazioni che generano l'esposizione, portando decisioni di acquisto, rapporti con i fornitori, dati doganali, calcoli di sostenibilità e pianificazione finanziaria a condividere le stesse informazioni. Quando questo avviene, il CBAM entra nel modo in cui i materiali importati vengono gestiti fin dall'inizio, anziché rimanere un esercizio annuale costruito a posteriori. Nel tempo, questo cambiamento potrebbe avere un impatto maggiore rispetto agli aspetti puramente procedurali della rendicontazione.

https://leverx.com/it/blog/sap-cbam-compliance
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